Fondazione Banco Napoli: in anteprima nazionale la mostra Genesi e divenire del Barocco tra Roma e Napoli

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Giovedì 10 aprile alle 17 a Palazzo Ricca, sede della Fondazione Banco Napoli (Tribunali, 213), inaugura la mostra Genesi e divenire del Barocco tra Roma e Napoli. Dipinti da Palazzo Chigi in Ariccia e dalla collezione Koelliker, curata da Francesco Petrucci e Don Gianni Citro. L’esposizione è organizzata con la Fondazione Banco di Napoli e la Fondazione Meeting del Mare C.R.E.A. (Cultura, Religioni e Arte). Partecipano il Presidente della Fondazione Orazio Abbamonte, il Presidente del Museo dell’Archivio Storico del Banco Napoli Marcello D’Aponte, il Direttore della Fondazione Ciro Castaldo, i curatori Petrucci e Citro. La mostra vuole mettere in risalto la relazione osmotica nel campo della pittura tra Roma e Napolicapitali della cultura artistica europea nell’età barocca. Molti artisti attivi nella città dei papi si trasferirono poi nel viceregno, mentre altri di formazione napoletana viceversa operarono nel centro del Cattolicesimo, con un proficuo scambio di esperienze e stimoli culturali. Bastino gli esempi di Caravaggio e Ribera, formatisi a Roma e poi trasferitisi a Napoli ove fecero scuola, o quelli di Bernini, nato nella città partenopea e poi divenuto l’astro del Barocco romano, e di Salvator Rosa, che fu attivo nella maturità a Roma ove eseguì molti dei suoi capolavori più insigni. Ma i casi sono molteplici, fino al pieno Settecento con le figure di Sebastiano Conca e Corrado Giaquinto, che innestarono originalmente la loro cultura solimenesca nel substrato classicista romano.Si tratta di un argomento trascurato dalla critica, che per la prima volta approda ad una mostra. A tal fine sono stati selezionati venti dipinti di qualità molto alta: dieci provenienti da Palazzo Chigi in Ariccia, sede del museo del barocco romano, e dieci dalla collezione Koelliker, una delle più prestigiose raccolte private di arte italiana formata dal mecenatismo dell’imprenditore milanese Luigi Koelliker. I primi sono di scuola romana, i secondi di scuola napoletana. Alcuni dei pittori selezionati hanno contribuito a traghettare verso il Barocco nelle due capitali la loro cultura naturalista e manierista, altri sono stati attivi nei due centri, altri ancora solo in uno di essi, ma ingenerando comunque reciproche suggestioni per l’importanza delle loro opere pubbliche, ingenerando una vitalità mutevole e innovativa, fatta di interazioni reciproche. «Una mostra nasce sempre da un’emergenza interiore e culturale – spiega Don Citro – che consiste nel voler raccontare ricerche e scoperte, intuizioni felici ma anche pagine incerte e provocatorie, dando evidenza a un lavoro nascosto e spesso complicato. In questo sentimento abitano le ragioni di questa mostra e si condensano tutte nella genuina e feconda confidenza artistico/culturale sbocciata, ormai da qualche anno, tra me e Francesco Petrucci e nell’inesausto desiderio di scoprire nuovi capolavori e di restituirli al popolo dell’arte. Fondamentale resta la collaborazione vivace e produttiva con la Fondazione Banco di Napoli, che sta trasformando la splendida sede rinascimentale di Palazzo Ricca in un inedito e necessario laboratorio di cultura artistica e in un sorprendente sito espositivo, nel cuore pulsante della città». L’idea di realizzare una mostra sulla pittura barocca tra Roma e Napoli definisce l’incontro tra la grande passione di Don Citro per l’arte napoletana tra Sei e Settecento, e la competenza straordinaria di Petrucci sulla pittura barocca romana, che lo ha reso artefice di un museo del Barocco Romano a Palazzo Chigi di Ariccia, dove è conservatore. «Come Fondazione – commenta il Presidente Abbamonte – ci poniamo anche l’obiettivo di dare al mondo degli studi artistici un contributo d’interesse e dei risultati di indagine. Ed è ciò che avviene con questa mostra, che offre inoltre alla gente, dagli studenti agli appassionati, la possibilità di fruire di capolavori d’arte, a volte sconosciuti». L’innesto tra questi due antichi universi di potere e di civiltà è il tema indagato da questa entusiasmante mostra. Roma e Napoli sono crocevia di protagonisti della scena artistica e focolai di prestigiose committenze, senza mai interruzione, in nessuna epoca della storia. «L’esposizione di queste grandi opere – D’Aponte – testimonia da un lato l’apertura della Fondazione Banco di Napoli e dell’Archivio alla città e a un pubblico sempre più ampio, dall’altro il perseguire l’obiettivo di combattere il degrado, e favorire l’integrazione sociale, rispettando e valorizzando ulteriormente e anche in tal modo, la mission della Fondazione». «I gruppi di opere – ribadisce Castaldo – selezionate con cura e prospettive da Don Citro e Petrucci convergono nella nostra Fondazione, per aprire un varco e segnare una direzione, nello studio della relazione profonda, non abbastanza indagata, tra la produzione artistica barocca di Roma e quella di Napoli». Non a caso sono le città abitate con più fertile attività da geni assoluti della pittura come Caravaggio e Ribera. Ma anche i grandi Emiliani, quali Reni e Lanfranco, hanno lasciato a Roma e a Napoli capolavori monumentali. Altri grandi maestri quali il Cavalier d’Arpino, Carlo Maratta, Mattia Preti, Salvator Rosa, Luca Giordano. «In questa mostra è leggibile, in modo nitido – dice Don Citro – sia quella che noi vogliamo intendere come Genesi del Barocco tra Roma e Napoli, che tutto il movimentato Divenire, nelle sue declinazioni più suggestive. Il determinante conflitto tra tenebrismo e luminismo pittorico di inizi Seicento, la dialettica potente di dramma e finzione, di tragico e armonico, il gioco di apollineo e dionisiaco in materia di pittura, sono la traccia viva che tiene insieme le 20 tele di questa mostra, di vario e non allineato soggetto, e che coinvolge il visitatore in un avventuroso viaggio nel momento primordiale e nelle seducenti evoluzioni dello spirito barocco e del suo travagliato mondo».